Analisi congiunturale 4° trimestre 2020

Ufficio studi e ricerche

L’indagine congiunturale trimestrale condotta tra le Aziende associate all’Unione Industriale del Verbano Cusio Ossola, relativa al quarto trimestre 2020, la seconda durante l’emergenza Covid-19, fa registrare qualche lieve segnale di risveglio dopo due trimestri estremamente negativi, anche se a tutt’oggi non è previsto quel forte rimbalzo nella produzione auspicato a livello governativo.

Tutti i principali indicatori oggetto dell’analisi migliorano rispetto alla precedente rilevazione, ma ad eccezione di quello relativo alle esportazioni, che fa registrare un valore positivo, tutti gli altri saldi restano in territorio negativo, dal -3 relativo all’occupazione fino al -12,5 riferito alla produzione.

Il saldo ottimisti-pessimisti relativo alla variabile occupazionale passa da -21,4 registrato nel terzo trimestre a -3 nel quarto (sui livelli del dato regionale, pari a -3,9): l’84,4% delle aziende dichiara di voler mantenere invariato il proprio livello occupazionale (in leggero aumento rispetto al livello della precedente rilevazione), mentre il 6,3% prevede assunzioni nell’ultimo trimestre del 2020. Diminuisce poi di 11 punti il dato relativo alla cassa integrazione guadagni, prevista per il trimestre ottobre-dicembre 2020 dal 28,1% delle aziende interpellate, a fronte del 39,3% indicato per il terzo trimestre 2020.

Il valore relativo alla produzione industriale passa da -35,7 di luglio-settembre a -12,5 di ottobre-dicembre (a fronte del -9 registrato a livello piemontese): solo il 3,1% delle aziende interpellate preveda un aumento della propria produzione, che resterà invece sui livelli del terzo trimestre per l’81,3% delle aziende interpellate.

Negative restano le indicazioni provenienti dagli ordinativi totali, mentre si prevede un rimbalzo positivo per quel che riguarda le esportazioni: quelli totali passano dal -35,7 del trimestre luglio-settembre al -3,2 di ottobre-dicembre (in Piemonte -11,1), mentre per quelli relativi all’export si prevede un deciso aumento, passando da -20,8 del terzo trimestre a +13,3 del quarto trimestre 2020. Per fine 2020, il 23,3% delle aziende interpellate prevede un aumento del proprio livello di export, che rimarrà invariato invece per circa due aziende su tre.

Resta negativo il dato relativo alla redditività delle aziende intervistate: passa da -46,3 di luglio-settembre a -12,4 dell’attuale rilevazione, nella quale – nel dettaglio – il 6,3% delle aziende prevede un miglioramento della propria situazione reddituale che invece resterà invariata per il 75% degli interpellati.

Per quel che concerne infine il dato relativo alla propensione ad investire da parte delle aziende dell’Unione Industriale del VCO, segnaliamo un miglioramento rispetto a quanto registrato nella scorsa rilevazione: il 62,6% delle aziende interpellate (erano il 50% nel terzo trimestre 2020) dichiara di prevedere investimenti per fine anno, che saranno significativi per il 18,8% degli interpellati.

Passando all’analisi dei dati a consuntivo relativi al terzo trimestre 2020, aumenta di circa 9 punti il dato relativo al grado di utilizzo degli impianti, che passa dal 66,6% di metà 2020 al 75,2% di luglio-settembre (dato migliore di quello regionale, pari al 71%), e migliora anche quello relativo al carnet ordini, poiché la percentuale di aziende che dichiara ordinativi superiori ai 3 mesi sale dal 17,9% registrato nel secondo trimestre 2020 al 25,1%.

Si mantengono sui livelli registrati nella scorsa rilevazione i tempi di pagamento medi nel caso di rapporti tra privati (circa 79 giorni, sei in meno rispetto a quanto registrato nello scorso trimestre), mentre diminuiscono quelli nel caso di clientela rappresentata da enti pubblici, passando da 120 a 98 giorni.

Infine, cala molto il numero di aziende che lamenta ritardi negli incassi, passando dal 60,7% registrato nel secondo trimestre 2020 al 28,1% del terzo trimestre 2020.

Nel corso di questa rilevazione, è stato chiesta una valutazione dell’impatto del coronavirus sull’azienda: il 46,9% delle aziende interpellate ha dichiarato di aver registrato perdite significative ma recuperabili, mentre per il 25% delle stesse l’impatto è stato molto grave anche se non è a rischio la sopravvivenza dell’azienda; per il 28,1% invece l’attività è proseguita senza particolari preoccupazioni.

A livello di perdite di fatturato previste per il 2020 rispetto al 2019, si assisterà ad una riduzione contenuta del fatturato (calo dal 10% al 20%) per un’azienda su 2, mentre tale calo sarà forte (tra 20% e 50%) per il 31,2% delle stesse e inferiore al 10% per il restante 18,8%: fortunatamente, nessuna azienda prevede riduzioni di fatturato oltre il 50%.

Infine, continua ad essere previsto molto incerto il futuro delle aziende: se il 46,9% degli imprenditori prevede un recupero dei livelli di fatturato pre-crisi entro il 2021, per il 43,8% le tempistiche non sono prevedibili, e il 6,3% prevede di ritornare ai livelli pre-covid non prima del 2022.


30 ottobre 2020

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